La dieta chetogenica protegge dal morbo di Alzheimer mantenendo il cervello sano e giovane

Dieta chetogenica

La storia in breve -

  • La recente ricerca sugli animali mostra che la dieta chetogenica migliora la funzione neurovascolare, in parte migliorando il microbioma intestinale
  • In confronto ad animali a cui è stato dato un mangime normale, i roditori nutriti per 16 settimane con una dieta chetogenica hanno dimostrato un significativo aumento del flusso sanguigno cerebrale, un migliore smaltimento della beta amiloide e l'attivazione ridotta della mTOR
  • I roditori nutriti con una dieta chetogenica avevano anche batteri benefici intestinali più abbondanti e minori quantità di microbi proinfiammatori, livelli maggiori di chetoni, glucosio nel sangue ridotto e minore peso corporeo. Tutto questo migliora le funzioni neurologiche e diminuisce il rischio di Alzheimer
  • La resistenza all'insulina è fortemente correlata al morbo di Alzheimer, la forma più grave di demenza. A volte l'Alzheimer viene definito come diabete di Tipo 3
  • La dieta chetogenica ha un ricco contenuto di grassi sani e un basso contenuto di carboidrati netti, il che permette al corpo di bruciare i grassi come fonte primaria di energia invece che gli zuccheri, aiutando a ottimizzare la funzione mitocondriale e la rigenerazione biologica
Grandezza testo:

Del Dott. Joseph Mercola

Il morbo di Alzheimer, la forma più grave di demenza, si sta dimostrando molto resistente alle cure convenzionali. Più di 190 test farmaceutici su umani sono falliti, e nonostante l'epidemia dilagante, la migliore cura sul mercato si limita a migliorare i sintomi aggiungendo al contempo altri rischi per la salute.

Al giorno d'oggi, il meglio a cui può ambire la medicina convenzionale è un migliore metodo di diagnosi, ed è per questo che la prevenzione è così fondamentale. Sempre più ricerche suggeriscono che la dieta è un fattore fondamentale per questa malattia, ed è anche un'efficace strategia di prevenzione.

È probabile che il fattore alimentare più importante che influisce sul tuo rischio di Alzheimer è la quantità di carboidrati netti (il totale dei carboidrati meno le fibre) che consumi regolarmente. Una dieta ricca di zuccheri attiva l'insulino-resistenza (attualmente si pensa che colpisca fino a 8 americani su 10) e c'è un collegamento molto forte tra resistenza all'insulina e Alzheimer.

Per esempio, uno studio longitudinale pubblicato sulla rivista Diabetologia nel Gennaio 2018, che ha seguito circa 5.190 individui per più di un decennio, ha rivelato che più è alto il livello di zuccheri nel sangue di un individuo, più è veloce il declino cognitivo.

Persino un lieve aumento dello zucchero nel sangue e una resistenza insulinica di bassa entità sono associati a un alto rischio di demenza. Anche il diabete e le malattie vascolari innalzano questo rischio, ed entrambi sono radicati nella resistenza all'insulina.

Uno degli studi più notevoli sui carboidrati e la salute del cervello ha rivelato che le diete ricche di carboidrati aumentano il rischio di demenza dell'89%, mentre le diete ricche di grassi lo abbassano del 44%. Secondo gli autori:

"Un'abitudine alimentare basata su un'assunzione di calorie relativamente alta proveniente da carboidrati e una bassa assunzione calorica di grassi e proteine potrebbe aumentare il rischio di subire un lieve deterioramento cognitivo o demenza nelle persone anziane".

La chetosi nutrizionale protegge e supporta una sana funzione del cervello

Una dieta chetogenica prevede un alto contenuto di grassi sani e un basso contenuto di carboidrati netti, e uno dei benefici primari è che permette al corpo di iniziare a bruciare il grasso come fonte primaria di energia, invece che lo zucchero.

Quando il tuo corpo brucia i grassi come fonte primaria di energia si creano i chetoni, che non solo bruciano in modo molto efficiente e sono un carburante migliore per il cervello, ma generano anche meno specie reattive dell'ossigeno (ROS) e meno danni dovuti ai radicali liberi.

Un tipo di chetone chiamato beta-idrossibutirrato è anche un agente epigenetico importante, con effetti significativi sull'espressione del DNA, che incrementa i percorsi per la disintossicazione e la produzione di antiossidanti nel corpo.

Quando questi recettori sono seguiti dal beta-idrossibutirrato durante una chetosi leggera, aiutano a ridurre l'attivazione dei percorsi che conducono all'infiammazione, elemento scatenante della maggior parte delle malattie croniche come l'Alzheimer, le malattie cardiache, il diabete o il cancro.

Una dieta chetogenica aiuta anche ad alterare il metabolismo. In due ricerche recenti sono stati nuovamente dimostrati i benefici della chetosi nutrizionale sulla salute del cervello: uno studio animale e una revisione scientifica.

Nel primo studio, i ricercatori hanno scoperto che questo tipo di dieta migliora la funzione neurovascolare, in parte migliorando il microbioma intestinale. Nel secondo studio, si è concluso che la dieta chetogenica agisce da vera "fonte di giovinezza" per i roditori che invecchiano, migliorando in modo significativo le funzioni neurovascolari e metaboliche degli animali, in confronto a quelli che mangiavano una dieta non ristretta.

Come fa la dieta chetogenica a proteggere dal morbo di Alzheimer

Nel primo studio, pubblicato su Scientific Reports, "l'integrità neurovascolare, compreso il flusso sanguigno del cervello e la funzione della barriera ematoencefalica, giocano un ruolo importante nel determinare le capacità cognitive".

Più nello specifico, una funzione neurovascolare limitata è fortemente associata alla perdita di linguaggio, memoria e attenzione, mentre un flusso sanguigno del cervello ridotto aumenta il rischio di depressione, ansia e demenza. Una funzione compromessa della barriera ematoencefalica è stata anche associata a: infiammazione del cervello, disfunzione delle sinapsi, rimozione limitata delle placche di beta amiloide, disturbi psichiatrici e demenza.

"Gli interventi che preservano il microbioma intestinale e l'integrità neurovascolare possono quindi essere cruciali per ostacolare i disordini neurologici", sottolineano Ai-Ling Lin e i suoi colleghi del Sanders-Brown Center on Aging presso l'Università del Kentucky.

Studi recenti hanno dimostrato che il microbioma dell'intestino può giocare un ruolo significativo nell'integrità neurovascolare. Quindi hanno effettuato una ricerca per determinare se la dieta chetogenica potesse avere un impatto benefico sul microbioma intestinale, migliorando così le funzioni neurovascolari e riducendo il rischio di neurodegenerazione nei topi.

Studi precedenti hanno anche dimostrato che una dieta chetogenica può fornire benefici a coloro che soffrono di danni cerebrali dovuti a un trauma, a ischemie e autismo, probabilmente come modo per alterare il microbioma.

Lo studio in questione aggiunge un ulteriore supporto a questa ipotesi. In confronto ad animali nutriti con normale mangime, nei roditori a cui è stata somministrata una dieta chetogenica per 16 settimane si riscontrava:

Aumenti significativi nel flusso sanguigno del cervello

Aumento significativo nel trasporto della P-glicoproteina nella barriera ematoencefalica

Riduzione dell'obiettivo meccanicistico della rapamicina (mTOR)

Aumento dell'espressione proteica endoteliale dell'ossido nitrico sintasi (eNOS)

Aumento della quantità relativa del microbiota benefico intestinale

Riduzione della quantità di microbi proinfiammatori

Aumento dei livelli dei chetoni nel sangue

Riduzione dei livelli di glucosio nel sangue

Minore peso corporeo

Secondo gli autori: "le nostre scoperte suggeriscono che l'intervento di una dieta chetogenica iniziata in uno stadio precoce può migliorare la funzione vascolare del cervello, aumentare il microbiota benefico intestinale, migliorare il profilo metabolico e ridurre il rischio di Alzheimer.

Il Neuroimaging ha fatto luce sul modo in cui la dieta chetogenica influisce sul cervello

In un articolo di aggiornamento pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, la squadra di Lin parla degli effetti neuroprotettivi dell'inibitore mTOR nel morbo di Alzheimer e nell'invecchiamento, guardando agli studi recenti attraverso le tecniche di neuroimaging, per valutare gli effetti di tre interventi - la rapamicina (un inibitore mTOR), la dieta chetogenica e una semplice restrizione calorica - sul cervello in vita.

Sia la somministrazione di rapamicina che la restrizione calorica hanno dimostrato in passato di inibire la mTOR aumentando così la salute e la durata della vita in diverse specie.

Inibire la mTOR si è dimostrata una strategia di protezione dalla neurodegenerazione dovuta all'età e alle malattie, grazie al miglioramento della funzione mitocondriale e l'inibizione della ritenzione della beta amiloide nel cervello. "In particolare, la rapamicina riduce le placche di beta amiloide e i grovigli neurofibrillari tau, e migliora le funzioni cognitive nei topi che fungono da modello per il morbo di Alzheimer umano", affermano gli autori.

Gli autori concludono dicendo:

"... La rapamicina è una forma di prevenzione, e possibilmente una cura, per gli effetti del fenotipo del [morbo di Alzheimer] osservato nei topi transgenici APOE4 e hAPP(J20) che emulano il [morbo di Alzheimer]; la [restrizione calorica] e la [dieta chetogenica] possono migliorare le funzioni vascolari del cervello e modificare il metabolismo nei topi sani giovani, e la [restrizione calorica] può preservare le funzioni metaboliche e vascolari del cervello durante l'invecchiamento".

Lin e i suoi colleghi stanno attualmente progettando una sperimentazione clinica per investigare ulteriormente il modo in cui il microbioma intestinale umano influenza la disfunzione neurovascolare, un fattore di rischio noto per l'Alzheimer.

Lo zucchero atrofizza l'ippocampo, danneggiando la memoria

Una ricerca pubblicata nel 2013 ha dimostrato che lo zucchero e altri carboidrati possono alterare la funzione cerebrale anche se non sei diabetico o se non hai segni di demenza.

In questo studio, sono stati valutati i marcatori del glucosio a breve e lungo termine in persone anziane sane e non diabetiche, che non soffrivano di demenza. Attraverso i test della memoria e la mappatura del cervello, i risultati hanno rivelato che maggiori sono i livelli dei due tipi di glucosio nel sangue, più è piccolo l'ippocampo; più è compromessa la sua struttura e peggiore è la memoria degli individui.

I risultati suggeriscono che il glucosio contribuisce direttamente all'atrofia dell'ippocampo, il che vuol dire che anche se non soffri di resistenza insulinica o diabete, un eccesso di zucchero potrebbe comunque influire negativamente sulla tua memoria.

Uno studio simile pubblicato nel 2014 ha dimostrato che le persone che soffrono di diabete di tipo 2 con l'invecchiamento perdono più materia grigia del previsto, e questa atrofia cerebrale aiuta anche a spiegare perché i diabetici hanno un maggiore rischio di demenza, e hanno un'insorgenza precose rispetto ai non diabetici.

Prevenzione e diagnosi precoce sono il segreto per arginare l'avanzata della demenza

La diagnosi precoce può sicuramente essere d'aiuto, e si stanno facendo passi da gigante nello sviluppo di un test del sangue che possa individuare l'Alzheimer. In uno studio recente, il test ha dimostrato di essere preciso nel 90% dei casi in un gruppo di 370 partecipanti.

Se ti vengono diagnosticati dei segnali di allarme precoci, significa comunque che stai andando incontro all'Alzheimer, e che anzitutto non c'era bisogno di arrivare a quel punto.

Come con il cancro, la diagnosi precoce non dovrebbe essere confusa con la prevenzione, visto che la diagnosi non evita la necessità di capire come riparare ai danni. In base a quanto sappiamo al momento, sembra estremamente assurdo ignorare i fattori nutrizionali, e una considerazione chiave è quella di ridurre il consumo di carboidrati netti e aumentare i grassi sani.

Secondo il Dott. David Perlmutter, un neurologo e autore di "Grain Brain" e "Brain Maker", tutto ciò che promuove la resistenza all'insulina aumenterà alla fine il tuo rischio di Alzheimer. Come regola generale, sarà meglio mantenere il livello di insulina a digiuno sotto i 3 uIU/mL. (Per avere un termine di paragone, il livello di glucosio a digiuno corrispondente a questo numero sarebbe sotto i 75 mg/dL).

In base alle prove, credo che una dieta chetogenica ciclica possa aiutare molto a evitare la degenerazione neurologica ottimizzando la funzione mitocondriale e la rigenerazione biologica.

Altre strategie di prevenzione utili

Oltre ad adottare una dieta chetogenica ciclica, basata sui cibi integrali (opposti al cibo processato), di seguito propongo altre strategie da applicare al proprio stile di vita che credo siano utili e importanti quando si tratta di prevenire la neurodegenerazione associata all'Alzheimer:

Ottimizza i livelli di omega 3 — un'alta assunzione di grassi omega 3 EPA e DHA aiuta a prevenire il danno cellulare causato dal morbo di Alzheimer, rallentando così la sua progressione e diminuendo il rischio di sviluppare la malattia.

Ottimizza la flora batterica intestinale — evita i cibi elaborati, gli antibiotici e i prodotti antibatterici, l'acqua fluoridata e clorinata, e assicurati di consumare cibi fermentati e coltivati tradizionalmente, oltre a un probiotico di alta qualità se necessario.

Digiuno intermittente — Il digiuno intermittente è uno strumento utile per dare una nuova spinta al tuo corpo e per ricordargli come bruciare grassi e come riparare la resistenza all'insulina/leptina, un fattore fondamentale che contribuisce all'Alzheimer.

Fai movimento in modo costante e regolare durante il giorno — l'esercizio fisico può attivare un cambiamento nel modo in cui viene metabolizzata la proteina precursore dell'amiloide, rallentando così l'inizio e la progressione dell'Alzheimer.

Ottimizza i livelli di magnesio — la ricerca preliminare suggerisce una diminuzione dei sintomi dell'Alzheimer con l'aumento dei livelli di magnesio nel cervello. L'unico integratore di magnesio che sembra in grado di superare la barriera ematoencefalica è il magnesio treonato.

Ottimizza i livelli di vitamina D, idealmente con l'esposizione al sole — una quantità sufficiente di vitamina D è importantissima per il funzionamento adeguato del sistema immunitario, per combattere l'infiammazione associata all'Azheimer. Se non puoi raggiungere un'esposizione al sole sufficiente, assumi un integratore giornaliero di vitamina D3.

Evita ed elimina il mercurio nel corpo — le amalgame delle otturazioni dentali sono una delle maggiori fonti di tossicità da metalli pesanti; tuttavia, dovresti essere sano prima di farle rimuovere.

Evita ed elimina l'alluminio nel corpo — tra le fonti comuni di alluminio si possono citare gli antitraspiranti, gli utensili da cucina antiaderenti e gli adiuvanti dei vaccini.

Evita i vaccini contro l'influenza — la maggior parte dei vaccini contro l'influenza contiene sia mercurio che alluminio.

Evita le statine e i medicinali anticolinergici — è stato dimostrato che i medicinali (determinati antidolorifici da assumere la notte, antistaminici, sonniferi, antidepressivi, farmaci per controllare l'incontinenza e alcuni antidolorifici narcotici) bloccano l'acetilcolina aumentando il rischio di demenza.

Limita l'esposizione alle onde elettromagnetiche pericolose (cellulari, router Wi-Fi e moderm) — le radiazioni dei cellulari e di altre tecnologie wireless attivano una produzione eccessiva di perossinitriti, specie reattive dell'azoto che causano gravi danni.

Ottimizza il sonno — la deprivazione del sonno causa interruzioni di determinate connessioni sinaptiche che possono danneggiare l'abilità del cervello a imparare, la formazione della memoria e altre funzioni cognitive. Anche i disturbi del sonno accelerano il principio dell'Alzheimer. La maggior parte degli adulti ha bisogno da sette a nove ore di sonno ininterrotto ogni notte.

Metti alla prova il cervello ogni giorno — la stimolazione mentale, soprattutto l'imparare qualcosa di nuovo, come a suonare uno strumento o una nuova lingua, è associata a una diminuzione del rischio di demenza e di Alzheimer.

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