La vera pandemia è la resistenza all'insulina

Resistenza all'insulina

La storia in breve -

  • Dopo la vecchiaia, l'obesità sembra essere il fattore di rischio più importante che comporta il ricovero in ospedale per il COVID-19, raddoppiando il rischio di ricovero in pazienti di età inferiore ai 60 anni
  • La maggior parte dei pazienti affetti da COVID-19 ha più di una patologia pregressa. Uno studio che ha esaminato 5.700 pazienti di New York ha scoperto che l'88% aveva più di una comorbilità. Solo il 6,3% aveva solo un problema pregresso e 6,1% non ne aveva alcuno
  • Numerosi dati suggeriscono che, anche quando si è in ambienti chiusi e affollati, il tasso di infezione è piuttosto basso, e gli individui sani hanno più probabilità di essere asintomatici quando sono positivi al test per l'infezione da SARS-CoV-2
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Del Dott. Mercola

Secondo un aggiornamento del gennaio 2019 dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, più di 122 milioni di adulti americani hanno il diabete o il prediabete, condizioni che hanno dimostrato di aumentare le probabilità di contrarre e persino di morire a causa del COVID-19. Come notato in un servizio del New York Times del 16 aprile 2020:

"L'obesità può essere uno dei più importanti precursori di una grave infezione da coronavirus, dicono nuovi studi. È una scoperta allarmante per gli Stati Uniti, che hanno uno dei tassi di obesità più alti del mondo".

L'obesità sembra essere un fattore di rischio indipendente per il COVID-19

Dopo la vecchiaia, l'obesità sembra essere il fattore di rischio più importante che comporta il ricovero in ospedale per il COVID-19, raddoppiando il rischio di ricovero in pazienti di età inferiore ai 60 anni. Perfino se l'individuo non ha problemi di salute legati all'obesità. Uno studio francese ha anche scoperto che i pazienti obesi trattati per COVID-19 avevano maggiori probabilità di richiedere una ventilazione meccanica.

La dott.ssa Leora Horwitz, direttore del Center for Healthcare Innovation and Delivery Science della NYU Langone, che ha scritto il documento "Factors Associated with Hospitalization and Critical Illness Among 4.103 Patients With Covid-19 Disease In New York City" - non ancora sottoposto a peer-reviewing - ha dichiarato al New York Times:

"L'obesità è un fattore più rilevante per il ricovero ospedaliero rispetto alla pressione alta o al diabete, anche se questi spesso vanno insieme, ed è più importante delle malattie coronariche o del cancro o delle malattie renali, o anche delle malattie polmonari".

La maggior parte dei pazienti COVID-19 ha più di una comorbilità

Sebbene l'obesità potrebbe essere in cima alla lista delle comorbilità - condizioni pregresse che aggravano il COVID-19 - gli studi hanno rivelato che la maggior parte dei pazienti affetti da COVID-19 ha più di una condizione di salute pregressa. Uno studio effettuato su 5.700 pazienti di New York ha scoperto che l'88% aveva più di una comorbilità. Solo il 6,3% aveva solo una condizione pregressa e il 6,1% non ne aveva alcuna.

In questo particolare studio, pubblicato da JAMA, la pressione alta con un'incidenza del 53,1% batteva l'obesità (41,7%) in qualità di comorbilità più comune tra i pazienti ricoverati, seguita dal diabete al 31,7% e le malattie coronariche al 10,4%.

La co-autrice, Karina Davidson, vicepresidente senior per il Feinstein Institutes for Medical Research ha dichiarato a Time magazine:

"Avere gravi comorbilità aumenta il rischio... Vogliamo che i pazienti con gravi malattie croniche assumano precauzioni speciali e che si rivolgano tempestivamente a un medico, nel caso in cui dovessero iniziare a mostrare segni e sintomi di infezione...".

L'obesità riduce la funzione immunitaria

Secondo il New York Times, un'ipotesi sul perché l'obesità stia peggiorando il COVID-19 ha a che fare con il fatto che l'obesità causa un'infiammazione cronica. Avere più citochine pro-infiammatorie in circolazione aumenta il rischio di sperimentare una tempesta di citochine. L'obesità rende anche più vulnerabili alle malattie infettive, abbassando la funzione immunitaria.

Come notato in uno di questi studi, "c'è un ciclo di feedback positivo tra l'infiammazione locale nel tessuto adiposo e la risposta immunitaria alterata nell'obesità". Un'altra analisi scientifica ha sottolineato che "ci sono forti prove che indicano che l'eccesso di adiposità ha un impatto negativo sulla funzione immunitaria e sulla difesa dell'ospite negli individui obesi".

Il metabolismo del glucosio influenza le tempeste di citochine

Un articolo del 15 aprile 2020 su The Scientist esamina anche nuove prove che gettano ulteriore luce sul perché l'obesità e il diabete sono fattori di rischio così potenti per l'infezione grave da COVID-19.

In breve, maggiori livelli di glucosio sembrano avere un ruolo significativo sulla replicazione virale e sullo sviluppo delle tempeste di citochine. Anche se la ricerca in questione osservava le tempeste di citochine indotte dall'influenza A, queste scoperte potrebbero essere applicabili anche per il COVID-19.

Le citochine sono rilasciate dal tuo sistema immunitario in risposta ad invasori esterni. Queste, a loro volta, agiscono come messaggeri che istruiscono altre cellule immunitarie per combattere l'agente patogeno. In alcuni casi, questa risposta immunitaria esagera, portando a quella che si conosce come "tempesta di citochine" che può causare grave danno dei tessuti e portare alla morte.

Una risposta con tempesta di citochine è tipicamente il motivo per cui le persone muoiono per infezioni, che sia l'influenza stagionale, l'Ebola, infezioni del tratto urinario o il COVID-19. Un fattore fondamentale nella produzione di citochine è il fattore di regolazione dell'interferone 5 (IRF5). Nei topi, l'eliminazione genetica dell'IRF5 li protegge dalle tempeste di citochine indotte dall'influenza.

È interessante notare che "la risposta infiammatoria alle infezioni influenzali è anche nota per stimolare il metabolismo del glucosio", riferisce The Scientist, "in parte perché le cellule immunitarie hanno l'energia necessaria per ottenere una risposta forte, e anche perché il virus ha bisogno dello zucchero per replicarsi".

Secondo i ricercatori del State Key Laboratory of Virology dell'Università di Wuhan, la via della biosintesi dell'esosamina - una via del metabolismo del glucosio - è responsabile dell'attivazione della produzione di citochine indotte dall'IRF5 nelle cellule e nei topi. Lo stesso percorso è anche responsabile della replicazione virale, dicono.

In un comunicato stampa di Science Advances, il coautore Shi Liu afferma:

"Crediamo che il metabolismo del glucosio contribuisca a manifestazioni variegate del COVID-19, perché sia l'influenza che il COVID-19 possono indurre una tempesta di citochine, e perché i pazienti affetti da diabete con COVID-19 hanno mostrato una maggiore mortalità".

La vera pandemia è la resistenza all'insulina

Quindi, per riassumere, la vera pandemia qui sembra essere un metabolismo del glucosio sregolato; in altre parole, la resistenza all'insulina, che è estremamente prevalente negli Stati Uniti, a sua volta, è una condizione indotta dalla dieta.

In particolare, gli alimenti trasformati, che vengono arricchiti con zuccheri aggiunti, cereali lavorati e oli vegetali omega-6 lavorati industrialmente, sono i principali responsabili della resistenza all'insulina, del diabete di tipo 2 e dell'obesità, e secondo FoodNavigator.com, i medici stanno finalmente iniziando a parlare del ruolo dell'industria alimentare nella pandemia di COVID-19.

"Un cardiologo ha accusato l'industria alimentare di "normalizzare" il cibo spazzatura ultra-trasformato via via che emergono ulteriori prove che suggeriscono che una dieta povera è la causa alla radice dell'aumento della mortalità da COVID-19", afferma FoodNavigator, aggiungendo:

"Alla luce delle crescenti prove che l'obesità e la cattiva alimentazione aumentano il rischio di una grave risposta all'infezione da COVID-19, i professionisti del settore medico vogliono ora che il messaggio di salute pubblica sia prontamente aggiornato. E questo, avvertono, significa che l'industria alimentare si prepara alla regolamentazione, come i divieti di pubblicità e le tasse...

Il Dott. Aseem Malhotra, un cardiologo con sede a Londra, ha detto alla BBC che un fallimento del governo e della sanità pubblica inglese nel dire al pubblico di modificare la propria dieta avrebbe rappresentato un atto di 'negligenza e ignoranza'... Per lui, la pandemia ha evidenziato che era nell'interesse di tutti, compresi quelli dell'industria alimentare, per assicurarsi che la popolazione fosse più sana possibile".

Malhotra sottolinea queste opinioni nel suo articolo del 16 aprile 2020 "COVID-19 e l'elefante nella stanza", pubblicato su European Scientist. "L'obesità e le malattie metaboliche croniche stanno uccidendo i pazienti affetti da COVID-19: ora è il momento di mangiare cibo vero", dice. Infatti, se le nostre agenzie di sanità pubblica vogliono davvero salvare delle vite, è il momento di affrontare seriamente il tema della nutrizione.

I farmaci per la pressione sanguigna possono peggiorare il COVID-19

A peggiorare le cose, i farmaci usati abitualmente per trattare le patologie indotte dallo stile di vita come l'ipertensione, il diabete e le malattie cardiache possono anche contribuire ad esiti avversi nei pazienti affetti da COVID-19. Secondo Reuters:

"Un numero sproporzionato di pazienti ricoverati per COVID-19... è affetto da pressione alta. Le teorie sul perché la patologia li renda più vulnerabili... hanno scatenato un acceso dibattito tra gli scienziati riguardo all'impatto di farmaci per la pressione sanguigna largamente prescritti.

I ricercatori concordano sul fatto che i farmaci salvavita influenzano le stesse vie che il nuovo coronavirus prende per entrare nei polmoni e nel cuore. Divergono per quanto riguarda la possibilità che questi farmaci aprano la porta al virus o lo proteggano da esso...

I farmaci sono noti come ACE inibitori e ARB... In una recente intervista con una rivista medica, Anthony Fauci, il principale esperto di malattie infettive del governo degli Stati Uniti, ha citato un rapporto che mostra tassi di ipertensione altrettanto elevati tra i pazienti COVID-19 che sono morti in Italia e ha suggerito che potrebbero essere i farmaci, anziché la condizione sottostante, ad agire come un accelerante per il virus...

Ci sono prove che i farmaci possono aumentare la presenza di un enzima - l'ACE2 - che produce ormoni che abbassano la pressione sanguigna allargando i vasi sanguigni. In genere è una cosa positiva.

Ma il coronavirus prende di mira anche l'ACE2 e ha sviluppato dei picchi che possono agganciarsi all'enzima e penetrare nelle cellule... Quindi più enzimi forniscono più bersagli per il virus, aumentando potenzialmente la possibilità di infezione o rendendola più grave.

Altre prove, tuttavia, suggeriscono che l'interferenza dell'infezione con l'ACE2 può portare a livelli più elevati di un ormone che causa l'infiammazione, che può portare alla sindrome da distress respiratorio acuto, un pericoloso accumulo di liquido nei polmoni. In questo caso, le ARB possono essere utili perché bloccano alcuni degli effetti dannosi dell'ormone".

Questo presenta sfide notevoli sia per i pazienti che per i medici, poiché attualmente non c'è un consenso significativo sulla possibilità che i pazienti interrompano l'assunzione dei farmaci. Il Centre for Evidence-Based Medicine dell'Università di Oxford in Inghilterra raccomanda di passare a farmaci alternativi per la pressione sanguigna in pazienti che hanno una pressione sanguigna solo leggermente elevata e che sono ad alto rischio per COVID-19.

Ripristinare la sensibilità all'insulina per la riduzione del rischio a lungo termine

Se vogliamo che la gente sopravviva alla prossima pandemia, qualunque essa sia, il miglioramento della salute pubblica deve essere la priorità numero uno per il futuro. Attendere una cura o un vaccino è da sciocchi.

L'assistenza sanitaria ha davvero bisogno di iniziare a sottolineare le strategie note per migliorare la salute generale piuttosto che lanciare farmaci a sintomi che non affrontano le cause sottostanti. Una robusta funzione immunitaria è necessaria per combattere efficacemente il COVID-19, e lo stesso vale per tutte le altre malattie infettive.

Quando si tratta di migliorare la salute, affrontare la resistenza all'insulina è davvero fondamentale, visto che è un fattore comune a quasi tutte le malattie croniche. E, per farlo, è necessario limitare al massimo gli alimenti trasformati.

Come ha osservato la Dott.ssa Sandra Weber, presidente dell'Associazione Americana degli Endocrinologi Clinici, sul New York Times, "sappiamo che se non si ha un buon controllo del glucosio, si è ad alto rischio di infezione, compresi i virus e presumibilmente anche questo [COVID-19]... [migliorare il controllo del glucosio] ti metterebbe in una situazione in cui avresti una migliore funzione immunitaria".

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