È possibile combattere il COVID-19 e altri virus con l'acqua?

È possibile combattere il covid-19 con l'acqua?

La storia in breve -

  • Le prove mostrano che l'umidità gioca un ruolo nel ridurre la trasmissione delle infezioni virali e ha un impatto sulla funzione protettiva delle membrane delle mucose
  • Quando i virus sono stati raccolti in stanze con il 23% di umidità, l'infettività era del 77,3%; in stanze dove l'umidità era del 43% era solo del 22,2%
  • Mantenere l'umidità interna tra il 40% e il 60% può aiutare a ridurre la trasmissione e a mantenere la funzione protettiva delle membrane mucose
Grandezza testo:

Del Dott. Mercola

L'umidità è la concentrazione di vapore acqueo nell'aria. Si tratta di una variabile importante e spesso trascurata per il mantenimento della salute. Durante i mesi invernali, le temperature fredde e gli impianti di riscaldamento portano ad un'aria più secca a bassa umidità.

Gli estremi di alta e bassa umidità possono innescare la congestione nasale o la percezione della congestione. L'aria secca con bassa umidità può aumentare la sensazione di essere congestionati quando le membrane dei seni paranasali si seccano e si irritano. Gli autori di uno studio hanno scoperto che l'elevata umidità ha contribuito alla pervietà nasale, o l'esperienza di respirare attraverso narici libere.

Una bassa umidità può anche contribuire alla secchezza e all'irritazione degli occhi e può essere un fattore di aumento dell'evaporazione delle lacrime. Anche le temperature più fredde e la minore umidità tendono ad asciugare la pelle.

La consapevolezza che l'umidità gioca un ruolo nel tasso di infezioni respiratorie non è una novità. In uno studio pubblicato più di tre decenni fa, i ricercatori hanno scoperto che il mantenimento di un livello medio di umidità potrebbe aiutare ad abbassare il tasso di infezioni respiratorie e di allergie.

Una quantità adeguata di umidità migliora la funzione immunitaria umana

In un articolo pubblicato sul Journal of Global Health, gli scienziati hanno esaminato la letteratura e hanno proposto che l'umidità non solo può ridurre la trasmissione delle infezioni virali, ma anche giocare un ruolo nella risposta immunitaria.

Hanno suggerito che l'aumento delle infezioni virali durante i mesi invernali è dovuto al danneggiamento delle mucose da parte dell'aria secca. All'interno delle membrane delle mucose si trovano i glicani, che sono strutture chimiche che si legano alla maggior parte delle proteine. Quando gli agenti patogeni entrano nel corpo, i glicani sono coinvolti.

Le mucine aggiungono un altro strato di protezione. Queste proteine glicosilate che si trovano nelle barriere mucose sono un'esca per i virus. Una volta intrappolati, i virus vengono poi espulsi dalle vie aeree. Anche se queste barriere sono molto efficaci, richiedono una corretta idratazione per mantenere la funzionalità.

Quando le mucose sono esposte all'aria secca, la loro funzione protettiva è compromessa. I risultati di uno studio su animali hanno dimostrato che l'aumento dell'umidità relativa al 50% diminuisce la mortalità dovuta alle infezioni influenzali. I ricercatori hanno scoperto che gli animali che vivevano in ambienti asciutti avevano una ridotta secrezione mucociliare e ridotta capacità di riparare i tessuti. Erano anche più sensibili alle malattie.

La combinazione di basse temperature e bassa umidità crea un ambiente ideale per la diffusione di infezioni virali. Questo ha un ruolo fondamentale nei cambiamenti stagionali per le infezioni virali, come l'influenza. Secondo gli autori di uno studio:

"Un importante studio epidemiologico che analizza i dati raccolti nel corso di 30 anni negli Stati Uniti continentali ha dimostrato che un calo dell'umidità assoluta, che dipende dall'umidità relativa e dalla temperatura, è strettamente correlato all'aumento dei decessi dovuti all'influenza.

Studi sperimentali su cavie dimostrano che la bassa temperatura e la bassa umidità consentono la trasmissione del virus dell'influenza tramite aerosol, fornendo una spiegazione per la stagionalità della trasmissione virale".

Gli autori dell'articolo pubblicato dal Journal of Global Health hanno riferito di studi condotti negli Stati Uniti, dove hanno riscontrato che l'umidità negli spazi residenziali e commerciali è spesso inferiore al 25%. Questo aumenta la trasmissione virale. Sebbene nei mesi estivi l'umidità sia spesso più alta, l'aria condizionata limita l'umidità e lo scambio d'aria e ciò potrebbe portare a una minore umidità al chiuso. I ricercatori suggeriscono:

"Oltre ad essere una protezione contro l'infezione, la barriera funzionale delle mucose è importante anche nella soppressione della progressione virale in pazienti già infetti. Poiché molti ospedali hanno aria molto secca, fornire aria umidificata ai pazienti nelle prime fasi della malattia può essere utile".

L'umidità influisce sulla capacità del virus di infettare

Ci sono due tipi di valori per misurare l'umidità: una è l'umidità assoluta e l'altra è quella relativa. La prima è l'espressione della quantità di vapore acqueo nell'aria senza considerare la temperatura. Più alto è il vapore acqueo nell'aria, maggiore è il valore dell'umidità assoluta.

L'umidità relativa misura il vapore acqueo rispetto alla temperatura. È una misura precisa del vapore acqueo espressa come percentuale di quanto potrebbe esservene nell'aria ad una data temperatura.

In uno studio i ricercatori hanno simulato la tosse utilizzando manichini e virus dell'influenza nebulizzati in una sala visite. La stanza è stata mantenuta a temperatura costante e i campioni sono stati raccolti con i campionatori bioaerosol dell'Istituto Nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Per determinare il numero di virus infettivi raccolti è stato utilizzato il test della placca virale. I campioni sono stati raccolti a cinque diversi intervalli che vanno da 15 minuti a cinque ore dopo la tosse simulata con il nebulizzatore. Sono stati confrontati al 20% e al 45% di umidità relativa.

I ricercatori hanno scoperto che i virus hanno mantenuto un'infettività compresa tra il 70,6% e il 77,3% quando l'umidità relativa nella stanza era inferiore o uguale al 23%. Tuttavia, quando l'umidità relativa era del 43% o superiore, la percentuale di infettività scendeva al 14,6% al 22,2%.

In un'analisi di altri studi, gli scienziati hanno valutato la sopravvivenza del virus dell'influenza e la trasmissione in condizioni di umidità assoluta. Hanno scoperto che anche l'umidità assoluta riduce la trasmissione e la sopravvivenza del virus, ma in modo molto più significativo rispetto all'umidità relativa.

Fattori comuni nelle zone con poche infezioni da COVID-19

La stagione dell'influenza si basa sulle temperature ambientali, e gli scienziati sperano che lo stesso valga per il COVID-19. In uno studio, i dati hanno rivelato che molte delle persone che sono state infettate vivevano in zone con basse temperature e bassa umidità. Lo specialista di malattie infettive Thomas Pietschmann del Centro per la ricerca sulle infezioni sperimentali e cliniche di Hannover, spiega:

"I virus hanno maggiore stabilità a basse temperature. Si comportano, al proposito, in modo simile al cibo, che si mantiene più a lungo nel frigorifero. Nelle fredde giornate invernali, solitamente secche, le piccole goccioline, insieme ai virus, galleggiano nell'aria più a lungo rispetto a quando l'umidità dell'aria è elevata".

I dati di studi recenti indicano che i paesi a sud della linea dei 35 gradi di latitudine nord hanno una marcata differenza nel numero di individui infetti e nei tassi di mortalità. I ricercatori teorizzano che ciò è, in gran parte, legato al fatto che le persone a nord della linea non ricevono abbastanza luce solare per immagazzinare la vitamina D durante i mesi invernali.

Un gruppo di soggetti che si trovano al di fuori della linea comprende le persone dei paesi nordici. Tuttavia, gli scienziati hanno sottolineato che mentre questi paesi sono molto a nord della linea di demarcazione, anche la carenza di vitamina D è relativamente bassa, potenzialmente dovuta all'uso diffuso di integratori.

Altri ricercatori hanno esaminato i dati climatici di aree che riportano casi significativi di COVID-19 nella comunità. Hanno scoperto che i numeri nelle aree lungo una fascia compresa tra la linea dei 30 gradi di latitudine nord e i 50 gradi di latitudine nord erano all'incirca equivalenti.

Il clima in queste aree era sostanzialmente simile. Hanno interpretato questa distribuzione come una funzione della temperatura e dell'umidità che era coerente con il modo in cui i virus respiratori stagionali reagiscono all'ambiente.

All'inizio di aprile 2020, Mark Alipio ha pubblicato una lettera prestampata che descrive i risultati della sua analisi dei dati relativi a 212 cartelle cliniche dei pazienti. Alipio, che ha intrapreso l'analisi senza finanziamenti, ha rilevato che i pazienti che presentavano livelli di vitamina D pari o superiori a 30 ng/ml avevano casi di COVID-19 decisamente meno gravi.

Come ci si aspetterebbe, è molto più facile mantenere naturalmente livelli adeguati di vitamina D a sud di 35 gradi di latitudine nord. Le fluttuazioni nel numero di persone infette e i tassi di mortalità possono essere una funzione sia dei livelli di vitamina D che dell'umidità.

I livelli di umidità nei luoghi chiusi potrebbero proteggerti dall'infezione

Mentre l'umidità esterna è fuori dal tuo controllo, potresti avere un certo impatto sui livelli di umidità degli ambienti interni. Gli scienziati hanno scoperto che il tasso di infezione da COVID-19 aumenta negli spazi interni. La cosa più interessante è che il maggior numero di infezioni si è diffuso in casa (79,9%), seguito dai mezzi di trasporto (34%), tra cui aerei, treni, automobili e autobus. Ciò dimostra la necessità di affrontare la diffusione dell'infezione negli ambienti chiusi.

Se si ha aria secca in casa o sul posto di lavoro, si può avere la pelle secca o la gola secca e irritata. Considera l'uso di un misuratore di temperatura e di umidità poco costoso, in modo da conoscere il livello di umidità a casa e sul luogo di lavoro.

Ci sono diversi modi per aumentare l'umidità in casa. Se il tuo posto di lavoro ha livelli di umidità bassi, prendi in considerazione la possibilità di parlare con il tuo capo per ridurre il rischio di raffreddori, influenza o COVID-19 aumentando il livello di umidità al 40%-60%.

Questo è il livello che secondo molti esperti aiuta a idratare le membrane e a ridurre il rischio di infezioni. Se il tuo capo non è disposto a intervenire, ci sono strategie che puoi utilizzare per aiutare a preservare la salute delle tue membrane nasali e dei seni paranasali:

  • Potresti acquistare un vaporizzatore o un umidificatore per stanze (leggi le avvertenze di seguito)
  • Respira il vapore di una tazza di caffè o tè caldo
  • Fai bollire dell'acqua sul fornello per aumentare l'umidità
  • Posiziona delle ciotole d'acqua in casa in modo che aumentino l'umidità man mano che evapora l'acqua

Se decidi di usare un umidificatore, fai particolare attenzione a tenere i livelli di umidità sotto il 40-60%. Livelli costanti di umidità alta aumenteranno il rischio di crescita di muffe. Questo potrebbe avere effetti devastanti sulla tua salute.

L'ambiente caldo e umido di un umidificatore è un eccellente terreno di coltura per batteri e funghi, quindi la macchina deve essere pulita secondo le istruzioni del produttore almeno una volta ogni tre giorni.

L'acqua nel serbatoio deve essere cambiata ogni giorno. Se soffri di infezioni respiratorie croniche, allergie e/o asma, o se hai spesso gli occhi rossi e pruriginosi, considera la possibilità di far ispezionare la casa per verificare la presenza di muffa.

Riduci il potenziale di infezione e migliora la gravità della malattia

Esistono diversi modi in cui puoi ridurre la possibilità di infettarti con COVID-19, influenza e altri virus del raffreddore. Se ti infetti, ci sono strategie che puoi usare anche per migliorare la gravità della malattia. Per mantenere l'umidità in casa tra il 40-60% ci sono diversi suggerimenti da considerare:

Lavarsi le mani — Lavarsi bene le mani è un'importante strategia per rimuovere i patogeni dannosi e fermare la diffusione dei batteri. Questa semplice strategia ha un impatto significativo sull'infezione.

Idratazione — Idratare il corpo è un altro modo per proteggere le mucose.

Vitamina D — Come ho scritto di recente, ottimizzare i livelli di vitamina D si è rivelato essere di aiuto per ridurre la mortalità dovuta all'influenza. Gli autori di studi recenti hanno anche scoperto che chi ha livelli di vitamina D superiori a 30 ng/mL hanno casi meno gravi di COVID-19.

Diabete e pressione alta — Queste due condizioni di salute hanno un impatto significativo sull'infezione da COVID-19.

Quercetina e zinco — Lo zinco è noto per avere un effetto che riduce la durata delle infezioni virali e la quercetina aiuta ad aumentare la quantità di zinco che penetra nelle cellule.

Vitamina C — Questa vitamina è nota per ridurre gli effetti dannosi dei virus respiratori ed è un fattore importante per il trattamento della sepsi.

Sambuco — Il sambuco protegge dalle infezioni virali impedendo ai virus dei entrare nella cellula e di replicarsi. Assumere integratori di sambuco può diminuire la durata di un raffreddore.

Sonno — Dormire ha un ruolo fondamentale sul sistema immunitario e ha un curioso collegamento bidirezionale con il microbioma intestinale.

Microbioma intestinale — Ottimizzare il microbioma intestinale è una strategia a lungo termine per migliorare la salute nel suo complesso. I miliardi di batteri che vivono nel tuo intestino contribuiscono ad aumentare o ridurre l'infiammazione, a seconda se si tratta di batteri benefici o dannosi.

Un primo passo importante da fare è ridurre la quantità di zucchero che si consuma, sia quello bianco raffinato che quello metabolizzato dai carboidrati nel cibo e nelle bevande. Esistono altre semplici strategie che potresti iniziare ad adottare ora per proteggere la tua salute negli anni a venire.